La TV dei pacchi lunedì, 06 aprile 2009  
Finita la giornata lavorativa il telespettatore medio arriva a casa stanco e depresso e ha solo voglia di una trasmissione leggera e senza pretese che gli permetta di spegnere il cervello per una buona mezz’oretta.

Affari tuoi (o Allá tú in Spagna) è un concorso dell’Endemol dal meccanismo semplice come quello di uno yo-yo. Eccovi le regole per quelli fra di voi che non ne hanno avuto il piacere:

Prendete un presentatore e un gruppo di concorrenti. Ognuno di loro ha una scatola (o un pacco) con dentro un premio, che può essere di un centesimo fino a 250000 sterline. Uno di loro viene estratto a caso. Anziché aprire subito la sua scatola, mostrarci quel che ha vinto e passare ad altro, il concorrente comincia ad aprire le scatole degli altri, una per una, per vedere cosa non ha vinto. Ogni tanto il presentatore riceve telefonate da un inquietante personaggio che non vediamo mai che offre al concorrente dei soldi in cambio della sua scatola o gli propone di cambiarla per quella di un altro concorrente.

Ora, quelli fra di voi quel minimo evoluti da possedere il pollice opponibile vi sarete già resi conto che questo programma è campato sul nulla e che il tutto dipende dall’avere o meno un didietro di successo come quello di Jennifer López.
In Italia e in Spagna questo sconcertante vuoto si è risolto contrattando presentatori più o meno divertenti che c’intrattengono per mezz’ora alla faccia di quel concetto, oramai estinto come i Flingstones, della tivù di qualità.

In Inghilterra no.

Il format è stato venduto dall’Endemol a Channel Four e credetemi, il matrimonio fra le due è più pericoloso di una bomba nelle mani di Michael J. Fox. Il risultato? Deal or no deal.
Non c’è niente di leggero in Deal or no Deal. Qui non si scherza per niente. Il presentatore Noel Edmonds (provate a googlelare il suo nome e vi troverete un incrocio fra un Bee Gee e Bobby di Dallas) prende tutto sul serio. Diciamo che in confronto Milena Gabanelli di Report è una mattacchiona.

La puntata media inizia con un sottofondo musicale intimidatorio e una perla di saggezza da parte del presentatore. Perché Edmonds, purtroppo, ha molto da dire. Pratica la religione spiritista, sostiene di vedere orbite nelle fotografie digitali in torno alle persone, crede in un Cosmo che ci dirige e nel potere della positività. Edmonds vieta di essere negativo a chiunque lo circonda ed è famoso per licenziare in tronco quelli della produzione che non sorridono in continuazione.

Oggi è stato estratto Bob, che si avvicina al presentatore col suo pacco.

-Buona sera, Bob, dimmi qual è il tuo gioco?

(Gioco? Quale gioco? Qualcuno spieghi a Edmonds il concetto di "caso", per piacere).

-Mi sono portato un distillato di saggezza di Paolo Coelho, dice Bob mostrando un pezzo di carta con su scritto “Ascolta il tuo cuore”.

-Vedo che hai un’anima sensibile, Bob. Bravo! Credici e ti verrà dato. Dimmi, che pacco ti chiama per primo?

Jim inizia ad aprire pacchi. All’inizio tutto sembra andare bene e compaiono le cifre più basse. I commenti di Edmonds (che parla piano come un prete) si fanno sempre più strabilianti:

-Stai giocando un gioco potente, continua ad illuminarci.
-Cerca la risposta all’interno del tuo Cosmo, Bob.
-Puoi scegliere una cifra bassa Bob? Fallo per me.

All’improvviso Bob apre il premio più grosso: 250.000 sterline.

Nello studio scende un silenzio sepolcrale. Edmonds lo rimprovera come se fosse un bambino con le dita nel naso.

- Perché non hai ascoltato il tuo cuore, Bob? Perché?!

Bob si fa sempre più piccolo. Il resto dei concorrenti comincia a trattarlo come se fosse un appestato. Dovete sapere, infatti, che tutti loro vengono rinchiusi in un albergo per settimane, nell’attesa di essere scelti per giocare. Questo isolamento (non a caso alla base di ogni setta) fa crescere la paranoia all’interno del gruppo. Un responsabile della trasmissione si aggira per l’albergo segnandosi tutto (chi è socievole, chi si è ubriacato la sera…) e manda un resoconto a Edmonds la mattina seguente. Chiunque abbia mostrato un minimo di negatività viene emarginato. Diversi giornalisti infiltrati nell’albergo raccontando di come The Banker (l’entita segreta all’altro lato del telefono) sia l’ossessione di tutti. Sono convinti che la notte si nasconda in albergo e che spii quel che fanno. Credono che se non si comportano come automi dal sorriso perenne quando toccherà il loro turno The Banker offrirà solo cifre basse.

Alla fine Bob se ne va a casa con 10.000 sterline, non un granché.

Edmonds finisce annunciando di aver capito subito che Bob era un perdente (sostiene di distinguere i fortunati dall’aura che emanano). Poi presenta il suo libro “Positively Happy. Cosmic ways to change your life” promettendo che dentro si trova il segreto per parlare nella maniera giusta col Cosmos ed esaudire così ogni nostro desiderio “come ho fatto io”. Il fatto che sia già al terzo divorzio e che abbia debiti miliardari immagino siano dettagli mondani che si perdono nell’immensità del Cosmo.

I Noeliti sono i membri della nuova setta religiosa che venera Edmonds. Si riuniscono regolarmente in un pub del Somerset per svolgere misteriosi rituali in onore del presentatore. Edmonds appare in ogni puntata con simboli spiritisti dipinti nei pugni e vuole che vengano inquadrati ogni volta che prende il telefono per parlare con The Banker. Deal or no no deal è seguito quotidianamente da milioni di telespettatori. Per ogni concorrenti ci sono 70.000 domande.

Spoilerato da nuriape alle 10:12 in: british tv
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L'improbabile 90210 domenica, 08 marzo 2009  
Era il 1991, c’erano i Soundgarden, gli Alice in Chains, il film Singles, Andy Catlin…ma molti (troppi) anziché abbracciare le meraviglie del movimento grunge e pretendere una teleserie ambientata a Seattle si appassionarono alle storie insulse di un gruppo di poveri ragazzi ricchi dai nomi improponibili (Brenda e Brandon, ma come si fa?) che vivevano a Beverly Hills.

Vent’anni dopo sembrava che ce le fossimo tolti di dosso. E invece…rieccoli qui, resistenti come gli scarafaggi.

La nuova versione di 90210 inizia come vent’anni fa, ovvero malissimo. Gli stessi accordi fastidiosi alla chitarra mentre i protagonisti fanno i deficienti davanti a un fondo limbo.

A proposito, i protagonisti:

Tanto per cominciare ci ripropinano Kelly. O almeno cosi dicono i titoli di testa: Jennie Garth. Ci dobbiamo fidare perche l’atrice è talmente rifatta da non rasembrare in assoluto la ragazza della prima serie. Fatto ancora più improbabile, è diventata la counsellor della scuola (considerato il suo passato questo è l’equivalente di avere Selene nel rifacimento di Sister Act ) e ha fato un bambino con Dylan, che nella nuova serie non appare perché impegnato a fare volontariato in Africa ( si, si, non stancatevi, la parola che cercate è proprio quella: improbabile).

Nelle prime puntate appare pure Brenda. Anche Shannen Doherty si è rifatta, ma questo non ha impedito alla sua faccia rotonda di continuare a spandersi come una crep in padella. Ora il naso è schiacciato all’indietro, come se una mano invisibile lo stesse sempre spingendo. Lo spazio fra i denti è rimasto, immagino che la Doherty continui a parcheggiarci la macchina ogni sera.

Ma passiamo ai ragazzi nuovi.

La nuova protagonista (equivalente alla vecchia Brenda) è di una bruttezza rara. Ha l’espressione corrucciata in faccia di chi sta perennemente sentendo un odore sgradevole che non riesce a identificare.
Il nuovo Brandon è adottato e, colpo di scena, ora è un ragazzo di colore. Già m’immagino la conversazione in casa di produzione:
Produttore: Brandon nero? Ma non possiamo?!
Scripwriter: Yes we can!
 
La nuova Kelly è una versione 2000 di Nikka Costa, e ha le capacità interpretative di un pomodoro di Pachino.

La nuova Andrea è la sorella della vecchia Kelly (mi seguite? No, vero?), le sue gambe sono magre come due fibre ottiche e passa le giornate a  sputanare tutti in un blog. ( Si, lo so, è improbabile anche che la produzione non abbia mai sentito parlare di Gossip Girl, eppure…).

Il nuovo Dylan è un Big Jim alto uno novanta. Come il pupazzo, anche lui ha i capelli dipinti in testa e le braccia eternamente piegate. Ma a differenza del pupazzo non ha neanche un’espressione in faccia.

Ed è che in questa nuova serie quelli belli e cool non sono mica i ragazzi, ma i genitori e gli insegnanti. La nuova mamma di Brandon e Brenda è interpretata da Lori Loughlin ( vi ricordate “Gli amici di Papà”?), e il padre è Rob Estes (che faceva il figaccione in CSI e in Melrose Place). Il loro insegnante è Ryan Eggold (niente, niente male). Considerata l’età di questi attori tutto sembra molto improbabile ma questo non ha mai fermato la produzione (gli attori che interpretavano Dylan e Andrea 20 anni fa avevano all’epoca più di 30 anni).

Sempre nel mondo dell’improbabile, la cosa piu affascinante è che dopo 20 anni i ragazzi ancora continuano a trovarsi al Peach Pit, dove il solito Nat (oramai diventato un vecchio bavoso col capello tinto) continua a servire frullati. Dico, possibile che in tutti questi anni non abbia aperto in zona neanche un solo caffé un po’ più cool? Perfino Luke Danes ha rinnovato il suo locale a Stars Hollow ma a Beverly Hills tutto resta uguale a prima.

Come uguale resta anche la trama… genitori che divorziano, ragazzi che non possono permettersi lo shopping a Rodeo Drive, coppie che si scoppiano…argomenti movimentati e vari come uno encefalograma piatto.

E se vi state chiedendo che fine ha fato Donna, sappiate che è  impegnata a girare un reality su se stessa. Tory Spelling, 24 ore su 24. Non c’è  davvero limite al peggio.

O forse si: sono iniziati i casting per il rifacimento di Melrose Place.

Spoilerato da nuriape alle 21:31 in: american tv
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Oscar 2009: Bottom 10 lunedì, 23 febbraio 2009  
1-Il ciondolo con la foto del Chihuahua morto sul collo di Mickey Rourke.

2-L’elegante momento del fischio protagonizzato dalla fine famiglia Winslet

3-Il ragno sul petto di  Melissa Leo (addirittura i ragni? non pensavo fosse cosi vecchia!)

4-I capelli con 3 chili di lacca dall’effetto Mio Piccolo Pony della Winslet.

5-Il momento Tiger l’amico di Pooh regalatoci da Doyle.

6-La sobria collana di sedici chili di Amy Adams.

7-L’ensemble di Rachel Weisz, un inno al cattivo gusto.

8-Il pallore della Hathaway, superato solo dal Joker di Ledger.

9-Lo sguardo della Jolie a Jennifer Aniston quando quest’ultima duettava con Black nello scenario.

10-Lo sguardo di Jennifer Aniston alla Jolie quando quest’ultima non ha preso l’Oscar.

Spoilerato da nuriape alle 23:06 in:
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Vicky Cristina Barcelona lunedì, 23 febbraio 2009  
Vi prego, date qualcosa al signor Allen. È evidente che continua a sentirsi poco bene.

Fosse stato diretto da qualcun altro, Vicky Cristina Barcelona sarebbe stato rifiutato da qualunque casa di produzione con buon senso. Ma siccome è girato da Woody si suppone che è cool e politically correct uscire dal cinema osannandolo . Chi vi scrive non ne ha intenzione e spera che vi uniate a lei nel massacrarlo. Anzi,

facciamolo a pezzettini:


La trama
Prima mezz’ora: Scarlett Johansoon “Ho la bocca XL di Mr. Potato” e Rebecca Hall  “Se volevano che sorridevo mi dovevano pagare il cache degli altri” decidono di passare l’estate a Barcelona. Una sera incontrano Javier Bardem, pittore bohemien che risponde al nome di Juan Antonio (Bardem come hai potuto!?). Juan Antonio propone alle due amiche un weekend nella città di Oviedo con alloggio, pasti, bevande e menaige a trois compreso (altro che Alpitour, mica scemo il Juan Antonio).

Seconda mezz’ora: Scema invece la Johansson, che accetta tale offerta e trascina l’amica fidanzata dentro un aereo dei tempi di Franco (che ci fa un pittore bohemien in un aereo privato?). Ma prima di concludere qualcosa con Bardem Scarlett si ammala (più su questo tra un po’) e lui deve ripiegare su Rebecca Hall. Appena Scarlett si ripiglia Bardem molla la Hall come una pantofola vecchia e si ributta sulla Johansson (si, si, il tutto è come seguire una partita di ping pong).

Ultima mezz’ora: Ed ecco che arriva Penelope Cruz, qui l’ex fidanzata matta di Juan Antonio che, dopo aver provato a suicidarsi senza successo, viene riaccolta dal pittore in casa. La cosa all’inizio non piace alla Scarlett ma presto cambia parere. Prima lasciando che la Cruz conviva con loro e vada a letto con Bardem, poi provadoci pure lei in stile lesbo e infine tutti insieme. (Alla faccia! Viva el amor!)
Segue un crescendo demenziale con tanto di sparatoria finale. Il tutto narrato da una voce fuori campo irritante come l’ortica.

I dialoghi:
Vi bastera’ un assaggio per vomitare:

Juan Antonio: Cosa cerchi nella vita oltre a un uomo con le mutande giuste? (non c’è che dire, Bardem sa come approcciare una donna con garbo e con classe)
Cristina:  Non lo so. Non mi accontenterò finché non trovo quel che cerco (difficile visto che hai appena detto che non lo sai quello che cerchi)
JA: E.. cosa cerchi? ( niente da fare, Bardem va avanti per la sua strada)
C: Qualcosa di diverso. Voglio qualcosa di più. Una sorta di…amore anti-intuitivo (prego?!)
JA: Quindi…(e daglie!)
C: Quindi…non lo so. Non so cosa voglio. So soltanto quel che non voglio. Se non cominci a spogliarmi presto questo finirà in un dibattito politico… ( insomma Bardem vai al sodo o compra una vocale, la risposta non la sa!)

Sfinita dalla profondità della conversazione, Cristina si ammala prima di poter concludere con Juan Antonio.

In confronto a questi dialoghi i film dei Vanzina sono perle della sceneggiatura.

Gli scenari:
Woody Allen ci aveva già abituato in passato a una New York da cartolina fuori dalla realtà. Ma con Barcelona raggiunge i limiti del surreale. Come mai in posti così turistici come Parc Gruel o le Ramblas non sembra esserci un anima viva a farsi foto o a passeggiare? E come fa un pittore bohemien a permettersi un mega loft nel quartiere piu chic della città? Roba da far sembrare neorealismo il centro commerciale di Cento Vetrine.

E poi. Parte del film si svolge anche a Oviedo, città celtica del nord della Spagna. Oviedo è un luogo incantevole con infinite possibilità (vi basti sapere che da lì sono uscite persone così diverse come la principessa Letizia e Natalia Strada) ma una cosa è sicura. A Oviedo si suona la cornamusa. A Oviedo c’è Hevia, mica i Gipsy King. Allen purtroppo se ne frega e ci propina lo stereotipo tritato del concerto di chitarra classica come se tutta la Spagna fosse una grande Sevilla. Semmai Allen girerà in Italia aspettatevi i mandolini anche a Trieste. 
Fortuna che ci risparmia la corrida o il flamenco. Grazie Woody, gentilissimo.

I personaggi:
Lo spagnolo macho man pronto a fare il latin lover, la brunetta sensata che mette ragione alla biondina, la spagnola lunatica e passionale…questo film è un omaggio agli stereotipi che insulta l’intelligenza. 
Penelope Cruz, ragazza fine come nessuna e fidanzata nella vita vera con Bardem, ha ricevuto l’Oscar per questo film. 45 minuti dove interpreta se stessa (lei e Barden si prendono e si lasciano fin dai tempi di Jamón Jamón). Cosa c’è di meritevole, me lo devono proprio spiegare. Dopo una notte insonne di poppate e pannolini chi vi scrive e suo marito son capaci di protagonizzare altrettante scene d’urla isteriche e litigate piene di pasiòn. E per metà prezzo.
A pensarci bene, probabilmente l’Oscar alla Pe glie l’hanno dato per indossare con nonchalance la tremenda tutina anni 80 con cui ci delizia nelle scene in cui dipinge alla Pollock. Per quello sì che ci vuole talento.

Porca miseria, Woody, sarai esausto dopo tanto sforzo creativo. Qualcuno dia un letto a Mr. Allen. Si vede proprio che ha bisogno di riposare.

Spoilerato da nuriape alle 21:40 in: cinema
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Paris Hilton's British Best Friend lunedì, 16 febbraio 2009  
Paris Hilton si sente sola e, per qualche strana ragione, qualcuno ha pensato che questo dovrebbe importarci qualcosa.

Il nuovo reality “Paris Hilton’s British Best Friend” segue l’ereditiera nella ricerca di una nuova amica con cui girare quando è a Londra per “lavoro”. La produzione ha selezionato dodici ragazze fra migliaia di candidate (!) e durante varie settimane queste disgraziate verranno sottoposte alle prove più denigranti fino a quando ne resterà solo una. Highlander con gli Swaroski, per intenderci.

Nella prima puntata Paris è in crisi. Per poter fare il programma deve andare via di casa due settimane e non sa se potrà sopportarlo. Per attutire il trauma i genitori decidono di organizzarle una festa in casa. In fondo perché andare in un locale quando daddy ti ha costruito una discoteca in giardino con tanto di palo di lap dance e disc jockey? Parenti e vicini vengono a salutarla. Uno fra tutti, Martin Sheen, che vive nella casa a fianco e, in uno dei momenti più tristi della storia della televisione, regala a Paris un rosario “perché la protegga in questo viaggio”. (Qualcuno informi al presidente Sheen che la ragazza sta andando a Londra e non a Kabul, per favore).

Il giorno della partenza la produzione informa a Paris che il suo chihuahua Tinkerbell deve restare a casa. Le leggi inglesi non permettono di esportare cani.

-Ma Tinkerbell non è un cane, è una star!, lagna Paris.

(No, cara, non è una star. È un ratto anoressico schifoso e resta a casa).

Paris posa il ratto insieme ad altri nella cuccia del giardino. “Cuccia”, poi. In realtà è una replica esatta della sua casa, con tanto di candelabri, corrimano in radica e cuscini di Versace. Ci sono perfino mini Daikon per l’aria condizionata in ogni stanza. Se quel che dicono i Buddisti è vero e ci si può reincarnare in animale, nella prossima vita non ho dubbi, voglio ritornare fra questi chihuahua.

Mentre Paris è in volo nel suo jet, la produzione ci mostra le dodici candidate. Dire che sono un branco di fanatiche è minimizzare. Tutte parlano della Hilton come fosse la Madonna di Mejugori e all’idea di incontrarla dal vivo un paio si fanno quasi la pipì addosso.
Le candidate entrano in una stanza e poco dopo fa il suo ingresso Paris. Nessuna riesce ad articolare parola. Paris porge la mano morta a una di loro a caso. La ragazza si sente fisicamente male e comincia a vomitare. Il resto della puntata lo passerà in ospedale.

La prima prova consiste in “fidarsi” di Paris e farsi fare ai capelli quello che lei propone. La prima candidata ha delle extensions ricce oscene, pare un pastore bergamasco bagnato. Paris gli “ordina” di toglierle. Quando si ritrova i capelli dieci centimetri più corti la ragazza ha una crisi isterica tale da far sembrare Federica Rosatelli un monumento alla pacatezza.

-Come farò adesso?!, piange. Mi guardo allo specchio e non so più chi sono!

Dopo altri momenti di alta televisione come questo si arriva all’eliminazione.

Paris seleziona due ragazze da scartare. Il resto di loro piange inconsolabilmente.

-Non ce la faccio a vederle andare via, sono come le mie sorelle,-singhiozza una (si conoscono esattamente da 18 ore).

Paris manda a casa la ragazza delle extensions. Poi se ne torna in albergo.

-Sono stravolta, dice alle telecamere.- È stata durissima e ogni puntata sarà sempre peggio.

E dopo questa minaccia non ci resta che cambiare canale e augurarci che nella prossima vita, quando noi saremo Chihuahua, Paris si reincarnerà al massimo nella cucaracha invalida della famosa canzone.

Spoilerato da nuriape alle 22:33 in: british tv
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I magnaccia della strada lunedì, 28 aprile 2008  
Chi vi scrive, oramai l’avrete capito, è molto ignorante. Di conseguenza sconosce interi mondi che per altre persone sono invece il pane quotidiano.

Mettiamo, per esempio, il rap. Senz’altro ci sarà un motivo nel portare l’intero conto in banca appeso al collo, ma chi vi scrive non lo conosce. Ignora anche il perché del continuo spostare l’aria con le mani quando si parla (anche se sospetta una degenerazione visiva che porta a vedere davanti agli occhi mille punti neri simili alle mosche). In quanto alle donne tarantolate e trattate come pantofole che accompagnano sempre i rappers? Qua siamo all’oscuro totale.

Forse è dovuto a questa ignoranza che chi vi scrive non coglie il senso della trasmissione Pimp my ride. A cominciare dal titolo che, letteralmente, vuol dire “Riempimi la macchina di gingilli” ma usa un verbo, to pimp, che è stato coniato dalla trasmissione (prima era un sostantivo e voleva dire magnaccia).

A Pimp my ride partecipano persone che hanno macchine semi distrutte e bisognose di una sistemata. Il presentatore è il famoso rapper americano Xzibit (sopranome scelto sospetto in onore al complesso vitaminico che prendeva da bambino). Xzibit arriva in casa del prescelto agitandosi come un muppet e parlandogli con quel tono intimidatorio che i rapper riservano per gli amiconi. Poi prende le chiavi della macchina e se ne va, promettendo di riportargli un gioiello personalizzato col tocco West Coast (il tocco West Coast-iper tamarro per te e per me- è, insieme ai motherbeep, la parola più usata della trasmissione e viene accompagnata dall’entusiasmo massimo di tutti “That’s right, bro!”)

La sistemata alla macchina immancabilmente comprende:

-L’aggiunta di un minimo di 18 altoparlanti con tanto di subwoofer. Finché l’intera via non vibra al passaggio della macchina i meccanici non sono soddisfatti.
-L’aggiunta di un minimo di 7 schermi TV. Lo spazio per un altro schermo lo trovano sempre, anche se devono metterlo al posto del contachilometri (se state pensando alla sicurezza di chi guida non state guardando la trasmissione con l’ottica giusta, mi sa).
-Inserimento dell’alettone posteriore (perché l’alettone ci vuole, oh yeah!).
-Verniciatura, avendo cura di utilizzare almeno tredici colori (qua il tocco West Coast di solito prevede l’aggiunta di fiamme, dragoni o il sempre verde effetto “ocean”).
-Ma soprattutto, e qua siamo al top dell’effetto West Coast, aggiunta di un intero negozio di elettronica nel bagagliaio (le combinazioni tipo sono TV+Laptop+Playstation oppure Console da DJ+ Computer +HomeTheater).

Forse ancora più inquietante della nuova macchina è la reazione dei proprietari quando gliela fanno vedere. Nel mondo normale sarebbe una reazione di repulsione, seguita da vomito e disperazione e dalla minaccia di denuncia se la macchina non torna come prima. Qui invece assistiamo a un entusiasmo paragonabile solo a quello degli esaltati delle sette: prima urla, poi finto svenimento e infine estasi e mani in alto.

E cosa succede se la trasmissione viene esportata nella lovely Britain?
Per cominciare, la mancanza di rapper famosi di colore costringerà la produzione a prendere un rapper bianco (il che è una contraddizione già di per sé, come chiedere a un giapponese di ballare il tango). La scelta è cascata su UomoQualunque, un tale sui 40 anni talmente anonimo da farti chiedere ad ogni scena “Questo chi è?”.

UomoQualunque saluta sempre Holla! (che scritto cosi, con due L, in spagnolo anziché “ciao” vuol dire “pentola”) e sembra un lunatico arrabbiato. Appena appare sullo schermo ti suscita l’istinto di andare a controllare se hai chiuso bene la porta di casa, le finestre e il garage.

Poi ci sono le macchine. Mentre in America le auto, per quanto disastrate, possiedono sempre un non so ché di cool ( Chevrolet, Mustang, enormi Pick ups) qua assistiamo alla trasformazione di  macchine come la Kia. Ora, ditemi voi se fare della Kia il punto forte di una trasmissione non è pretendere un tantino troppo da un telespettatore.

C’è, nella versione British, un pezzo esilarante, ovvero quando ci mostrano all’inizio lo stato dell’interno della macchina. I British nelle macchine tengono di tutto, una macchina British fa sembrare la discarica comunale l’open space minimalista dove abita Mastro Lindo. Vedere la quantità di spazzatura che riesce ad entrare dentro una Uno o una Clio è illuminante e apre nuove soluzioni al problema dei rifiuti napoletani.

I due momenti clou della stagione Britannica sono stati:
-la trasformazione del bagagliaio della Kia: è stato riempito con un enorme macchina professionale di manicure digitale (e chi se ne frega se l’aggeggio ha riempito completamente il bagagliaio e non si potrà caricare la spesa, tanto la proprietaria non cucinerà più per paura di spezzarsi il paesaggio tropicale che ha scelto per l’anulare).  

-il pulmino dell’asilo per anziani: questi poveretti hanno consegnato un semplice pulmino bianco e si sono ritrovati una mostruosità che all’esterno era stato decorato con un effetto Pollock che somigliava a quando si lanciano uova sulle macchine dei pervertiti. All’interno è diventato un tugurio psichedelico dai colori fluorescenti garantito per riempire d’incubi le ultime notti di questi poveri nonnini.

Vedere Pimp my ride è constatare che nel mondo esiste un livello di bruttezza profonda e che, peggio ancora, c’è a chi fa impazzire.

Attenzione!: da febbraio la versione americana di Pimp my Ride è in onda anche in Italia su MTV.

Trovate le immagini di tutto quello che avete letto qui, qui e sopratutto qui. 

Spoilerato da nuriape alle 08:39 in: american tv
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Il favoloso mondo di Jack Bauer domenica, 20 aprile 2008  
Il mondo di Jack Bauer non è quello che noi abitiamo.

Nel mondo di Jack Bauer le persone non hanno bisogno di dormire e nemmeno di mangiare. E pur lavorando ininterrottamente per dei giorni non sbadigliano né si ammalano mai.

Nel suo mondo, se un presidente muore, il fratello neolaureato ventenne prende il suo posto immediatamente.

Nel mondo di Jack Bauer i cellulari prendono ovunque, funzionano anche dopo esplosioni nucleari, hanno batterie infinite e non appena li appoggi all’orecchio la persona che cercavi inizia a parlare.

Nel mondo di Jack se vieni pagato per ammazzare i cattivi, finisci sempre per ammazzare i tuoi amici.

Nel mondo di Jack Bauer quando vuoi tenere sott’occhio tua figlia le dai una posizione di rilievo nel dipartimento antiterrorismo più importante del governo. E la ragazza, anche se in vita sua avrà lavorato solo come ragazza alla pari, dimostrerà di essere capacissima di tenere a bada tutti i cattivi del mondo.

In questo mondo gli uffici del governo di cui sopra non sono stanze anonime e grigie, ma il tipo di open space super cool che farebbe invidia perfino a Norman Foster. Chi ci lavora non risponde ai canoni classici del funzionario statale americano, ma potrebbe fare straordinari alle passerelle di Milano Moda.

Da Jack Bauer, la città di Los Angeles si riesce ad attraversare in SUV in meno di mezz’ora.

Nel mondo di Jack Bauer il bunker del presidente, in teoria costruito nel profondo  sottoterra, ha finestre. Non solo, le finestre hanno spesso gocce di pioggia sui vetri.

Da Jack, quando chiami qualcuno alle due di notte, quel qualcuno è sveglio e impeccabilmente vestito in giacca e cravatta.

Nel mondo di Jack Bauer, quando gli Stati Uniti rischiano un attacco dei russi, il vicepresidente si preoccupa della sorte di “miliardi di americani”.

Nel suo mondo, basta pigiare dei tasti random di un computer per accedere a satelliti di sicurezza, aprire le porte dei bunker e ottenere dati top secret.

Nel mondo di Jack Bauer arriva sempre un momento in cui gli interi Stati Uniti dipendono solo da lui.

Nel mondo di Jack lui è il pericolo maggiore. Se diventi suo amico durante una stagione, nella stagione successiva ti ammazza nella prima puntata.

Ma sopratutto, tenetevi forte: nel mondo di Jack Bauer, i morti risorgono: ladies and gentleman, vi presento il protagonista della settima stagione: Mr. Tony Almeida.

Day seven trailer.

Spoilerato da nuriape alle 23:25 in: american tv
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Vantage Point giovedì, 17 aprile 2008  
Oggi sparliamo di Vantage Point (ovvero, Prospettive di un delitto, non sia mai che gli italiani non peggiorino un titolo).

Per quelli di voi che se lo sono risparmiato, eccovi il trailer e un ripasso veloce a trama e cast:

Il film racconta l’attentato al presidente americano durante un summit antiterrorismo a Salamanca. Il regista ci fa vedere i venti minuti che precedono l’attentato per diverse volte, ognuna segue il punto di vista di un protagonista. Ogni ripetizione aggiunge un pezzo al puzzle e ci aiuta a capire un po’ di più le dinamiche e i responsabili del delitto.

Il cast scelto dal regista Pete Travis (versione umana di Calvin, l’amico di Hobbes) è semplicemente un passaporto per il disastro:

-Il presidente è William “crash test dummy in cravatta” Hurt.

-La guardia del corpo “niente paura, ci penso io” è Dennis Quaid. Come al solito Quaid ha l’espressione irritante di chi soffre di cefalea cronica. Ma questa volta i produttori hanno ovviato al problema inserendo una scena iniziale dove l’attore si imbottisce di pasticche per combattere un trauma passato. Ecco fatto, ora Dennis non è più un pessimo attore, ma un “uomo che lotta contro se stesso”.

-Forrest Whitaker è un turista che gira il tutto con la telecamera. L’eterno occhio pigro di Whitaker è nascosto in questo film dentro l’obbiettivo della sua Sony. Beh, non c’è che dire, l’uomo è nato per questo ruolo.
 
-Sigourney Weaver incarna la giornalista incaricata di riprendere i fatti per il telegiornale. Al solito, nel contratto della Weaver non sembrano essere previsti i sorrisi. Per fortuna Travis sembra scordarsi di averla nel cast dopo la seconda scena.

-Eduardo Noriega “son latino e ti guardo intensamente, non ho cuore e nemmeno molta mente” si aggira lungo il film senza sapere cosa fare. Sembra non essersi più ripreso da Apri gli occhi (la versione originale di Vanilla Sky, quella pippa mentale che hanno capito solo il regista e sua mamma).

-Ma dulcis in fundo chi ci propinano? Matthew Lost Fox. Ora, chiunque l’ha tirato fuori dall’isola ha fatto un grandissimo errore. Il modello della L’oreal non vale affatto, e sembra perso più che mai in mezzo agli altri attori ( il che la dice lunga sulle sue capacità interpretative).

E ora un assaggio agli elementi disturbanti di questo film:

-Il film, dicevamo, si svolge nella città castigliana di Salamanca ed è stato in parte finanziato dal governo spagnolo. Ma si sa, per gli americani di Hollywood Spanish, Mexicans e Portuguese…all the same. Tutti gli extra spagnoli del film sono bruni e alti un metro e venti. Uomini, donne e bambini hanno tutti indistintamente i baffi. Fatto ancora più inquietante, parlano tutti messicano.

-Nella prima scena il presidente americano arriva nella piazza di Salamanca per iniziare il suo discorso. Viene accolto da dieci mila mariachis in un palco più sgarruppato di quello che il comune di Salamanca aveva allestito per la sagra del chorizo. È un summit mondiale, ma non c’è traccia del presidente spagnolo.

-Il primo a parlare è l’attore che interpreta il sindaco della città. L’uomo si rivolge ai cittadini in inglese (In inglese? Nel suo paese?). Il discorso inizia “Buenos dias, Popolo!” (Popolo?!). Vedendo l’anteprima, il sindaco deve avere pensato: “La piazza piena di immigranti e un linguaggio sovversivo…Rajoy me mata!

-In piazza esplode una bomba. Tutti i presenti muoiono o restano feriti, ma i protagonisti sono tutti intatti. Una spolveratina ai completi e come nuovi. Quel che è più scioccante: la videocamera di Whitaker, (evidentemente unico strumento che troveranno i marziani quando noi saremo tutti a far parte del trittico del Bosco ), è rimasta intatta e andrà avanti per tutto il film a riprendere ogni singola scena ( i coniglietti che lavorano dentro le sue batterie devono essere dopati).

-Siamo in mezzo ad un massacro. Ciò nonostante, della polizia spagnola neanche l’ombra. La città va a rotoli ma sembra che a risolverci il problema debbano pensarci Dennis Quaid, i suoi ragazzi e Super Whitaker.

-Una delle scene mostra una donna appoggiata a un lampione mentre si copre la faccia ferita. È la copia precisa di una scena vera trasmessa mille volte dai telegiornali durante gli attentati di Madrid. Si potrebbe parlare per ore del cattivo gusto di questa scelta.

-Dopo l’esplosione ecco che iniziano gli inseguimenti. Ma qualcosa subito non torna: Salamanca, un gioiellino romanico di viuzze pedonali e ridotte misure diventa all’improvviso una metropoli piena di grattacieli, con circonvallazioni a tre corsie e mostruosi cavalcavia. E infatti ecco svelato il mistero dell’accento di tutti gli “spagnoli”. Il film, pur finanziato in parte dal governo spagnolo, è stato girato quasi tutto in Mexico. Già mi immagino Calvin Pete Travis: “Ma chi vuoi che se ne accorga!

-Presto il tutto degenera nell’assurdo. I segnali stradali non dicono STOP ma ALTO (!), un protagonista sfonda completamente un camion e il camionista esce tranquillamente e lo riprende sottovoce, come se gli avesse semplicemente macchiato di gelato la portiera. Dennis Quaid ruba una Toyota Yaris che, visto le prestazioni, deve essere la figlia segreta di Super Car e la SUV di Jack Bauer.
 
- Dimenticatevi Cloverfield, lasciate stare Blair Witch. La regia di Vantage Point è un passaporto per l’infarto di miocardio. Le scene si susseguono freneticamente in un crescendo demenziale. Sono girate dalla “per niente steady” camera di Whitaker e dopo cinque minuti è impossibile non vomitare.

-Quando finalmente le scene finiscono tutto ricomincia da capo. Quel che hai appena visto è solo il primo dei punti di vista. Te ne mancano altri sette.

Su questo film i veri critici vi diranno cose intelligenti ( che s’ispira nella struttura a Rashomon di Kurosawa, che la trama ricorda Il prigioniero di Zenda o La conversazione di Coppola, che il regista ha saputo superare il trend di esplorazione psicologica del personaggio degli ultimi thriller -vedi i vari Bourne-)…

Ma chi vi scrive non è un critico e non è nemmeno molto intelligente. E, come direbbe Woody Allen, dopo i 90 minuti di questo film, non si sente neanche tanto bene.


Spoilerato da nuriape alle 08:44 in: cinema
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